fantasia… speriamo realtà 1
NOTE DELL’AUTORE: questo racconto VORREBBE essere un racconto autobiografico ma PURTROPPO e’ solo un racconto di fantasia, fatti, persone, cose sono pertanto da considerarsi pura fantasia del sottoscritto
Il mio caffè si stava freddando, la sigaretta languiva nel posacenere stracolmo, le spire di fumo s’innalzavano disegnando cerchi voluttuosi e attanagliando i miei pensieri.
Ero solo con me stesso, la mia donna era uscita a far compere e io stavo pianificando il mio primo tradimento in 6 anni di matrimonio.
Non mi sentivo in colpa, perché in fondo colpa non avevo, avevo deciso la strada da percorrere.
Avevo bisogno di evadere sia mentalmente che fisicamente, il mio matrimonio procedeva bene con alti e bassi ma io volevo di più volevo trasgressione vera, e questo la mia donna non riusciva a darmelo.
Non era bigotta anzi, sessualmente era un’animale da letto ma io come buona parte dei maschi italici volevo di più, i nostri giochi con coppie amiche si erano arenati per mancanza di piacere, a lei piaceva il sesso “a due” e non era disposta ad indietreggiare su questa linea di condotta.
Io no.
Fantasticavo di orge, fantasticavo di corpi che si attanagliavano, di mani che esploravano, di membra pulsanti, di tette da accarezzare, di orgasmi visibili a più persone.
Avevo anche delle idee “strane” sul mio stesso sesso, ogni tanto mi ritrovavo a sognare di dar piacere ad un uomo, ogni tanto sognavo di mettere a disposizione la mia lingua per donare piacere a più persone indipendentemente dal sesso.
Ultimamente avevo anche provato ad incuriosire la mia donna, all’ultimo compleanno avevo regalato lei uno strap e le avevo donato, come regalo di compleanno, il mio culo.
La sensazione era strana ma piacevole, il dolore provato in quell’occasione era stato ripagato dal pensiero di essere riuscito seppur per poco ad essere ciò che sognavo, e cioè una troia a disposizione di altri.
Paradossalmente però aveva ancor di più allontanato mia moglie da ciò che volevo io, lei infatti memore della situazione ogniqualvolta le chiedevo se fosse disposta ad allargare le nostre conoscenze mi diceva che non ne avevamo bisogno visto che avevamo anche il modo di avere una donna dotata di un cazzo, a mia disposizione.
E mi lasciava solo con i miei sogni.
Mi alzai deciso bevvi il mio caffè e spensi la sigaretta la decisione era presa il mio sogno stava per tramutarsi in realtà.
Due giorni dopo
Ero in macchina, l’autostrada correva veloce, i km che mi separavano da loro diminuivano di minuto in minuto, e l’eccitazione che poche ore prima si era fatta strada in me aumentava sempre di più.
Ripercorsi gli avvenimenti degli ultimi venti giorni.
Li avevo conosciuti in una chat erotica, e come tante volte accade non avevo dato loro il giusto peso, si erano presentati come una coppia residente ad un paio d’ore di macchina da me, erano alla ricerca di una coppia “full-bisex”, per caso li avevo contattati sicuro di ricevere un diniego, anche perché il mio nick, “cercocoppia”, non lasciava spazio all’immaginazione ed ero sicuro che neppure mi avrebbero risposto, e invece no.
Alla tastiera c’era in quel momento lei e mi spiego che la sua curiosità la portava a dialogare con tutti, anche se, continuò, difficilmente avevano incontrato qualcuno sfruttando quel canale, c’era infatti troppa ignoranza e il sesso era visto come qualcosa d’animalesco che non lasciava spazio ad altro.
Il nostro dialogo prese una piega strana, quel giorno, infatti, parlammo di tutto meno che di sesso, la nostra conversazione tocco molti punti comuni e c’incoraggio a continuare la conoscenza su una chat più “riparata”
C’incontrammo, infatti, virtualmente, l’indomani e iniziammo a scandagliare le nostre rispettive vite, capimmo che tra noi c’era feeling, soprattutto mentale, le nostre discussioni vertevano su tutto e nulla ma il piacere di sentirci faceva passare in secondo piano il nostro lavoro.
Dopo qualche ora intervenne anche il marito, lavorava fuori casa e anche lui usava la chat per rimanere in contatto con sua moglie, la stanza da noi scelta, dava la possibilità di collegarsi assieme in una sorta di teleconferenza e nei giorni successivi molte ore sono state sottratte al lavoro.
Conobbi la loro passione per il mare, il loro piacere per il buon cibo e i viaggi, seppi dei loro problemi e loro dei miei e infine la conversazione cadde sul sesso.
Mi rizzo il pelo quando seppi che avevano esplorato tutte le varie anse di questo splendido gioco, mi parlarono delle loro avventure nel mondo dello scambio coppie, mi mandarono racconti scritti da loro, e soprattutto qualche foto in cui Carla si esibiva all’aperto.
Era esattamente ciò che piaceva anche a me e la nostra simpatia aumentò, io raccontai loro delle mie poche esperienze nel campo, di come la mia donna mi tarpava le ali e del desiderio che avevo di trovare degli amici che mi permettessero di soddisfare i miei sogni.
Il mio discorso era fine a se stesso, sbagliando, avevo ancora in mente il loro nick quando avevo conosciuto Carla, ed ero sicuro che a loro non interessasse un singolo.
E invece mi sbagliavo e di grosso.
Carla, infatti, chiese a Giulio di chiamarla al cellulare e dopo qualche minuto un messaggio diretto a me mi chiedeva di chiamare, a mia volta, un cellulare, nelle nostre precedenti conversazioni ciò non era mai avvenuto, io non avevo chiesto il cellulare né di Carla né di Giulio, e loro non avevano espresso il desiderio di sentirmi, e questa novità mi mise in agitazione ma l’agitazione lascio presto il posto all’eccitazione.
Presi il mio cellulare e composi il numero, non sapevo chi dei due mi avrebbe risposto ed ero curioso di scoprirlo.
Chiunque fosse doveva essere con il telefono in mano, neppure il tempo di sentire il primo squillo e gia una voce calda e melodiosa accarezzo il mio padiglione auricolare.
“ciao Sandro finalmente”
Assaporai le parole, era il cellulare di Carla e quella voce con una vaga inflessione laziale trasmetteva, voglia di vivere e simpatia, analizzando il timbro reputai che doveva avere veramente gli anni, da lei dichiarati e stimai che non superava i 40-45.
Parlammo immediatamente del più e del meno e ancora avevo la curiosità di sapere perché mi aveva voluto sentire, quando all’improvviso Giulia mi domandò:
“””il tuo nick e’ ancora cercocoppie? “” ”
Li per lì mi spiazzo era da quando li avevo conosciuti che non usavo quel nick che tra l’altro non era l’unico, in quel momento non lo ricordavo neppure, ma ebbi la presenza di spirito di esclamare:
“””cerco sempre coppie e sai anche perché””””
Mi stupii della sfrontatezza con cui mi ero dichiarato e aspettavo di sentirmi chiudere la conversazione, invece Carla disse:
“”””mi sa che hai trovato quella giusta allora, sempre che ti vada ””””
Restai allibito soprattutto per la velocità con cui si era evoluta la situazione, restammo qualche minuto ancora a parlare di come si erano convinti che fossi la persona giusta per loro.
Nelle loro precedenti esperienze avevano, infatti, organizzato un solo incontro con un singolo, e lo stesso non si era dimostrato all’altezza della situazione, avevano avuto, infatti, la sfortuna di incontrare un tipo rozzo e volgare che non aveva minimamente idea di cosa fosse il sesso raffinato da loro ricercato, ciò li aveva indotti a spostare le loro attenzioni sulle coppie, la cui presenza femminile tendeva a limare eventuali deficienze prettamente maschili, consentendo serate di sesso abbastanza piacevoli, ma il pensiero della donna era sempre attirato dall’avere due cazzi a sua disposizione.
Le nostre chiacchierate ripetute avevano convinto, soprattutto lei, di aver trovato la persona giusta e questo m’inorgogliva.
Parlammo qualche altro minuto e alla fine chiudemmo la conversazione dandoci appuntamento per il giorno successivo in chat.
Contai le ore, e alla fine riuscimmo a ricontattarci la chiacchierata questa volta prese subito una direzione scontata e i nostri discorsi che inizialmente avevano lasciato da parte le nostre sessualità, presero una piega sempre più a senso unico.
Carla mi racconto di come gli piaceva essere in primo piano, di come gli piaceva eccitare gli uomini e del interesse che provava quando mani esperte la palpavano, mi racconto anche dell’eccitazione che provava nel farsi fotografare in luoghi insoliti e di come provava piacere ad interpretare la parte maschile, mi parlò anche di quella volta in cui con una coppia d’amici avevano stravolto le parti e avevano creato una situazione in cui le due donne interpretavano le parti maschile e i due uomini erano invece diventati, per una sera, le donne a loro disposizione, la serata, mi disse, era culminata con un atto sessuale in cui gli strap-on avevano fatto la parte del leone e gli uomini erano stati sodomizzati da ambedue le donne.
Giulio a sua volta ricordo con piacere quella serata, soprattutto con il rammarico di non averla potuta rivivere poiché gli amici con i quali avevano giocato erano stati trasferiti lontano per lavoro, lui stesso mi disse dell’eccitazione provata nel momento in cui la sua donna lo aveva penetrato, e dello stato d’animo con cui aveva visto sempre sua moglie inculare il suo amico poco più tardi, mi confermo anche che la situazione non aveva lo stessa tensione emotiva quando era stata ricreata all’interno della loro coppia, per lui, infatti, era molto importante l’umiliazione innanzi ad altri era questo suo modo di porsi che lo eccitava.
A mia volta raccontai loro di come mi piaceva l’esibizionismo, della paura che si trasformava in eccitazione, quando con la mia donna saltuariamente facevamo qualche scatto fuori casa, di come anch’io avrei voluto provare a divenire donna per una sera e soprattutto raccontai loro il mio sogno che mi tormentava, e che mi vedeva a disposizione di una coppia d’amici per una serata, mi piaceva, infatti, pensarmi nelle vesti di una puttana affittata con lo scopo di dar il godimento assoluto.
Ridemmo di come le nostre fantasie erano speculari e questo ci fece capir ancor di più che eravamo sulla strada giusta.
Mancava solamente il fissare un appuntamento vero, e ancora una volta Carla supero l’impasse comunicandomi poco dopo:
“”””allora ci vediamo sabato alle 19.00 al bar –il principe- a Cefalu””””
Io sapevo quello che mi stavo giocando, rischiavo di mandare a quel paese 6 anni di convivenza con la donna che amavo ma l’eccitazione era troppo forte e risposi con l’unica risposta possibile, in sostanza in maniera affermativa.
Mentalmente ancor prima di salutarli, feci il conto che eravamo di giovedì e avevo solo due giorni per inventare una scusa decente per mia moglie, ero sicuro di farcela pertanto li salutai.
Ed adesso eccomi lì in macchina erano passate le 48 ore più difficili della mia vita, il senso di colpa mi aveva attanagliato ma alla fine la decisione era stata presa e adesso solo poche decine di minuti mi separavano da loro.
L’INCONTRO
Erano le 18,35 quando arrivai in prossimità del bar dell’appuntamento, posteggiai tranquillamente, e mi accomodai in un tavolo interno, ordinai un caffè e mi preparai ad aspettare, avevo scelto bene il tavolo potevo vedere sia l’entrata sia una parte della strada che portava al bar, contavo di vedere la coppia prima che sarebbero entrati, il mio sottile senso di colpa voleva lasciarmi ancora uno spiraglio di fuga, mi rifugiavo sulla possibilità che sarebbero stati dei mostri e la fuga sarebbe allora divenuta indispensabile. Sapevo che non era cosi, avevo visto le foto di Carla e si capiva che era una bella donna, avevo anche visionato una foto di entrambi e anche Giulio, seppur nella foto era vestito, doveva essere un maschio piacente. Non riuscivo a capire bene chi dei due mi attirava di più, la donna sicuramente rivestiva un fascino non indifferente, anche perché nelle precedenti chiacchierate avevamo raggiunto un feeling mentale fuori dal comune, l’uomo invece mi eccitava soprattutto in considerazione che sarebbe stato il primo uomo a cui avrei donato piacere. Guardai l’orologio le 18,57 e ancora non si vedeva nessuno. Riguardai gli avventori, ad un tavolo due uomini, ad un altro 3 ragazzini, l’ultimo era occupato da un trio formato da due donne e un bambino, ero sicuro che la coppia non fosse dentro il bar, un fremito di paura mi attanagliò la schiena mi preoccupai che se ne fossero pentiti e mi avessero rifilato una “sola”, ma allo stesso tempo la mia razionalità mi diceva di stare tranquillo. I minuti passavano lenti e io chiamai il cameriere per ordinare un altro caffè, si avvicino al mio tavolo servendomi la bevanda ambrata e mi domandò
“”””attende qualcuno?””” <
Questo articolo è stato scritto da: sami
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