mia suocera
La prima volta che ho fatto sesso mia suocera è stato nel 1997. Un pomeriggio, doveva essere febbraio ma non ricordo bene, ero dai miei per qualche giorno e lei mi telefonò per chiedermi di raggiungerla in negozio (ora non ha più il negozio…). Insomma, mi disse, con un giro di parole lunghissimo, che secondo lei io e sua figlia Maria (la sorella della mia compagna) eravamo “troppo” intimi e alla mia richiesta di spiegazioni, cioé da cosa lo deduceva, mi disse che una mamma capisce sempre tutto. Insomma, io mi sentii quasi mancare, credetti che sarebbe scoppiato un casino. Lei mi trattò malissimo, addirittura mi disse che più di una volta aveva avuto la tentazione di schiaffeggiarmi o di dire tutto alla mia compagna, ma il “buon senso” la aveva trattenuta. Poiché Maria ad aprile doveva sposarsi mi chiedeva, con decisione, di smetterla di fare lo stronzo con la maggiore e pensare solo alla minore. Io all’inizio negavo, dicevo che eravamo solo amici molto intimi ma non c’era mai stato niente di fisico ma lei ad un certo punto mi mollò uno schiaffo bello tosto e mi disse con cattiveria: “V’aggio visti”. Non ho chiesto più nulla né replicato, ero spaventato, direi terrorizzato; poi lei mi sviscerò la sua teoria sui rapporti uomini-donne. Lei pensa che in un rapporto sessuale extra-coniugale la “colpa” è sempre della donna, è lei che provoca e siccome “l’ommo è ommo”, è normale che un maschietto ci stia se la donna glie la dà. Quindi la colpa maggiore la dava a Maria e infatti lei si riproponeva di fare la stessa chiacchierata anche a Maria. Insomma, da un annetto si era resa conto dei giochetti tra me e mia cognata e ora che Maria si sposava intendeva far cessare il rapporto, oppure di renderlo pubblico perché “il matrimonio è sacro”. Io ho replicato che in fondo aveva ragione, soprattutto se visto nell’ottica di una madre e soprattutto perché in fin dei conti si trattava di una specie di “incesto” anche se non proprio. Però ho tentato di dare una spiegazione, le ho raccontato di come è iniziato, dell’abitudine che ne è conseguita soprattutto in virtù del fatto che Maria negli anni ha continuato ad incappare in storie balorde e io non trovavo nella mia compagna uno “sfogo” adeguato ai miei istinti mascolini (e qui calcavo la mano perché avevo capito come la pensava). Lei si lanciò in una descrizione della sua vita coniugale (un disastro) e sessuale (peggio solo la morte) e del fatto di aver sposato un uomo che non amava (era incinta di Maria, aveva 18 anni) e con il quale erano ormai oltre 25 anni che non aveva rapporti sessuali di nessun genere. E poi che diversi uomini l’avevano corteggiata negli anni ma che lei, pur attratta, in un caso molto attratta, aveva sempre rinunciato per tenere unita la famiglia. E ci era riuscita a costo di “grandissimi” sacrifici dal punto di vista sessuale. Insomma, da quando aveva circa 30 anni che non aveva un rapporto sessuale (è nata nel 1944). La frase finale che mi disse fu pressappoco questa: per le mie figlie sono disposta a fare qualsiasi cosa, preferirei perdere la faccia io che farla perdere a loro!
Questa frase mi ronzò in testa per tutto il resto della giornata e continuava a farmi venire in mente una idea malsana e perversa. Aveva già funzionato, e alla grande, nel caso di Maria Grazia e sua sorella Daniela, ma adesso si trattava di una donna di 53 anni, per di più mia suocera. Ma erano diversi anni che il pensiero di fare qualcosa con lei mi eccitava anche se non l’avevo mai considerato possibile.
Maria all’epoca era ancora a casa dei suoi e prima che la madre le parlasse la contattai e ci vedemmo da soli. Lei un po’ minimizzò la cosa ma comunque si preoccupò. All’epoca eravamo molto amici al di là del sesso e inoltre non avevamo nessuna intenzione ne di smettere di fare i maiali ma nemmeno di rischiare di piantare un casino in famiglia di dimensioni colossali. Decisi allora di agire per primo. Chiesi a mia suocera un “colloquio” e il giorno dopo ancora mi fu concesso, sempre in negozio ma a saracinesca chiusa. Le dissi chiaramente che la mia ragazza non mi soddisfaceva ma che l’amavo e lo sfogo con Maria serviva proprio a questo. Era una bugia ma non sapevo come giustificare il tutto con lei. Non voglio dilungarmi troppo; lei prima giustificò la mia compagna dicendo che è il suo carattere, che è molto fredda; poi ha detto che in fondo io avevo ragione ma che proprio con Maria non riusciva ad accettarlo e poi –la frase che aspettavo dicesse- pur di salvare le unioni delle due figlie si sarebbe offerta lei se fosse stata più giovane. Lo diceva come estremizzazione del discorso, lo so, infatti il suo discorso era condito da frasi tipo: “sono troppo vecchia”, “sono brutta ma se mi avessi vista da giovane…”, “mi sento vecchia dentro” Insomma, io non presi la cosa come un invito, e non credo volesse esserlo, ma come un rimpianto per la sua gioventù sprecata e la sua sessualità buttata al vento. Mi fece un po’ di tenerezza quando cominciò a piagnucolare (a detta di sua figlia è una donna che non piange mai) e allora, sono stato forse stronzo, lo so, ho giocato le mie carte. “Siete ancora una bella donna”, “Fisicamente siete messa bene per una di 53 anni”, “io una come voi la considerei ancora”, eccetera eccetera. Ma fu la frase “se vi metteste più in mostra fareste una figura meravigliosa” che la smosse. Stavolta fui proprio calcolatore, perché già parlando con lei mi era saltata alla mente un’idea che all’inizio mi sembrava impossibile da realizzare ma che più passava il tempo più prendeva forma e diventava attuabile. Le dissi che per non sentirsi vecchia dentro bisognava volersi più bene e trattarsi meglio, vestirsi in maniera meno monacale, indossare qualcosa di particolare, non necessariamente visibile. Lei aveva una merceria, le dissi che con un bell’intimo addosso anche se non la vedeva nessuno poteva sentirsi meno “vecchia” la sera quando si spogliava per andare a letto. Piccoli passi, le dicevo, per piacersi e sentirsi addosso l’età giusta. Mia suocera è una donna che ha una spessa corazza che le delusioni, i dolori e anche la sua scarsa cultura le hanno cucito addosso, però in realtà è una donna infantile e abbastanza debole, quindi ho fatto leva sulla sua paura di veder andare a monte il prossimo matrimonio di sua figlia e il rapporto affettivo dell’altra poggiandomi sui suoi istinti frustrati di una vita e la sua voglia malcelata di essere considerata ancora desiderabile e bella (e probabilmente, alla luce di come è andata in seguito, di lasciarsi finalmente andare un po’). Le dissi chiaramente: “voi vendete intimo, calze, corsetti, baby dolls; indossatene qualcuno e guardatevi allo specchio, vedrete che vi sentirete più bella e più giovane. Avete solo 53 anni, Sophia Loren ne ha 60!” e poi la frase che mi tenevo in serbo da un po’: “Avreste meritato una vita diversa, più intensa, non è giusto che vi siete sempre sacrificata senza avere mai un momento di piacere tutto vostro; è ingiusto”. Ovviamente le frasi non sono letterarie ma il senso e il tono erano quelli. Stette un po’ in silenzio, poi disse che avrebbe provato. Io insistetti di provare già da allora, era in negozio, sola, poteva scegliere ciò che più le piaceva e provarsi tutte quelle cose che aveva venduto a tante donne e che probabilmente aveva desiderato indossare lei per chissà chi. “Date anche una lezione morale a vostro marito che non ha mai capito che donna aveva al fianco!”. Anche questa frase fece il suo effetto perché si alzò e cominciò a girare per il negozio cercando qualcosa, in realtà nervosa e con le idee confuse. Alla fine la aiutai a scegliere qualcosa da indossare; una sottana molto elegante, rigorosamente nera, che arrivava a metà cosce, collant velati sempre nero-bluette e completo in pizzo per l’intimo, anche se lei comunque scelse dei mutandoni, eleganti, quasi delle culotte… insomma, c’è un limite. Poi si chiuse nel suo sgabuzzino e indossò il tutto. Quando le chiesi cosa ne pensava mi disse che si sentiva ridicola e allora mi “buttai”. “Deve essere un uomo a giudicare; se permettete…” e bussai alla porta. Lei tacque per qualche secondo, poi aprì la porta dicendo: “me metto scuorno, so’ vecchia faccio schifo”. “Mica vi vergognate di me…?” “no, tanto vedi il fisico di una vecchia… nun vide niente ‘e bello” La feci sistemare davanti allo specchio lungo che c’è dietro la porta dello sgabuzzino, io alle sue spalle. L’effetto che mi fece fu devastante, ebbi immediatamente il cazzo duro. Non che fosse bella, niente di eccezionale, una donna di 53 anni, portati al punto giusto, ma era mia suocera, e questo mi eccitò moltissimo. Mi ha sempre eccitato l’idea di fare sesso con donne ritenute “impossibili da conquistare” e certamente lei lo era fino a un giorno prima, anzi, ore prima. E comunque messa così, con il seno appena coperto dal sottile velo della sottana e tenuto su da un reggiseno stretto che ne sosteneva la inevitabile caduta, le cosce non certo sode e tornite, ma velate e scoperte oltre la metà e comunque non così brutte per una della sua età mi misero addosso un turgore e una voglia che erano irresistibili. Lei era visibilmente in imbarazzo; io le dissi “lo sapevo che eravate bellissima così, voi lo sapete di far ancora girare la testa ad un uomo” Non rispondeva, io avevo le mani sulle sue braccia che lei teneva abbassate lungo i fianchi; “come vorrei che la mia compagna si vestisse così per me, fosse più disponibile, non mi costringesse a cercare altrove quello che dovrebbe darmi lei”. So di avere approfittato di una serie di situazioni, non tutte però casuali, e di aver portato mia suocera verso una decisione non completamente svincolata da quello che volevo io, ma devo ammettere di aver colto nel segno e di essere stato molto abile in questo. “Fatevelo dire da un uomo, siete veramente bella, molti uomini vi desidererebbero, mi piacete molto così”. Mi scostai da lei, facendo qualche passo indietro per vederla anche da dietro, poi tornai nella stessa posizione di prima. “Lo sapete che per me è difficile rinunciare a Maria perché lei mi dà quella passione che sua sorella non riesce a darmi?” Cercò di ribattere ma le dissi deciso di lasciarmi parlare e farmi finire, dopo di che avrebbe potuto dire quello che voleva. Le mie mani erano sempre sulle sue braccia, così non poteva spostarsi da quella posizione di fronte allo specchio. Praticamente le cose che dicevo gliele sussurravo ad un orecchio. “Io e Maria non siamo innamorati, però lei facendo l’amore con me evita che il mio rapporto con Rosalia si guasti e evita pure che io mi vado a cercare altre donne” Lei intervenne “E il marito? Adesso si sposa come va a finire stà storia?” “Non lo so, ma con l’altra non può andare avanti così, o trovo uno sfogo o bisogna litigarci” e le mie mani percorrevano in su e in giù le sue braccia. “Solo trovando un rimedio a questa situazione potrò andare avanti con la mia donna, io la amo ma non trovo un rimedio ai suoi rifiuti, cosa devo fare, lasciarla perché non fa l’amore con me?” Non è che io stessi mentendo, sotto sotto era vero ciò che dicevo, anche se usavo questa storia come alibi per poter fare il mio comodo con altre donne, ma sapevo che era il solo modo di sciogliere mia suocera. All’inizio avevo preso la questione come una specie di sacrificio da parte mia per poter avere mia suocera dalla mia parte, poi però una volta vistola così svestita mi aveva preso la voglia di farmela a prescindere dall’utile che ne potevo ricavare, cioè il suo silenzio riguardo me e Maria. Insomma: due piccioni con una fava! La mia fava!!! Continuai a lagnarmi con lei per qualche minuto poi lei intervenne dicendo: “Se io fossi più giovane…” e lasciò la frase appesa. “Se voi… che cosa fareste? Prendereste il posto di Maria?” “Una mamma fa qualsiasi sacrificio per i figli” Le mie mani erano salite alle spalle, la mia bocca vicinissima al suo collo e al suo orecchio destro. Dopo qualche secondo di silenzio e in preda a piccoli tremiti disse quasi strascinando le parole, con tono grave, quasi da attrice drammatica “Qualsiasi cosa… anche perdere la dignità”. Le baciai il collo lievemente e le dissi subito “Voi siete una donna che si è sempre sacrificata per i figli, che ha negato a se stessa tutti i piaceri della vita, ma siete bella e c’è tempo per rimediare… guardate che bei seni che avete ancora… ” e le misi le mani alla base dei seni a raccoglierli a coppa, sollevandoglieli e percorrendole lievemente con la punta della lingua lo spazio che va dal collo all’orecchio. Lei sussurrò “Che schifo…” e mi afferrò i polsi con le mani, una stretta forte, ma non tanto forte da strapparmi via le mani dai seni. Appoggiai il mio ventre su di lei, non so se avvertì il rigonfiamento del mio sesso alla base della sua schiena attraverso la stoffa dei jeans, ma io quasi venivo nelle mutande tanto ero teso e duro. “Siete bellissima, lo sapete che lo siete (bisognava pure adularla oltre la realtà, anche se a me in quel momento sembrava l’unica donna al mondo), e io non posso resistere senza toccare una donna, senza sentire di essere desiderato, toccato, apprezzato” e anche se le sue mani mi tenevano ancora i polsi non fermavano il mio movimento rotatorio sui seni. “”Ma io so’ vecchia, sono tua suocera…” Cominciai a lamentarmi, quasi a piagnucolare “Cercate di capire, come posso fare, vostra figlia non mi fa sentire uomo, Maria adesso si sposa e cosa devo fare, mi devo cercare altre donne che mi facciano sentire uomo? E’ questo che volete?” Lei continuava a ripetere “Io so’ vecchia, so’ vecchia so’ vecchia” come una litania, biascicando le parole, le pronunciava quasi con rabbia. La feci voltare e mi inginocchiai davanti a lei fingendo di avere una specie di crisi “Aiutatemi voi, come devo fare, non si può andare avanti così” Sembra un polpettone drammatico tipo “Beautiful” anzi peggio; tra l’altro non è che mi fa molto onore ammettere di aver recitato una parte vergognosa pur di “conquistare” mia suocera e così costringerla al silenzio, ma è proprio così che è andata. Poggiai la testa sulla sua pancia e le mani ai suoi fianchi. Lei stava in silenzio mentre continuavo a fingere e a ripetere “Aiutatemi voi”, poi ad un certo punto mi drizzai di più sulle ginocchia e affondai la faccia sui suoi seni, salii con le mani lungo i fianchi e afferrai i seni, li premetti uno contro l’altro per gonfiarli di più e cominciai a baciarli e leccarli freneticamente, abbassai le spalline della sottana che cadde ai suoi piedi e alzai il reggiseno e lei si lasciò baciare e leccare i seni, addirittura mi mise le mani tra i capelli con fare materno ma credo che si gustò questa leccata che non riceveva da chissà quanti decenni. Leccavo e baciavo con frenesia, sollevandole e premendole i seni con le mani; seni flosci ma non così tanto come credevo. La cosa non fece che eccitarmi di più ma sapevo che non avremmo potuto spingerci fin dove avrei voluto io, già mi stava andando fin troppo bene e non potevo rischiare di rovinare tutto. Ma finché lei ci stava io continuavo… salìì a baciarle il collo, le sfiorai le labbra con la lingua e mi rituffai giù, poi la voltai di nuovo verso lo specchio e ripresi a tastarle i seni; l’effetto che le fece guardarsi allo specchio seminuda, con un uomo, suo genero!, che le tastava i seni e le leccava il collo, l’orecchio, le baciava languidamente le guance, le strisciava il pube sulla schiena, fu sconvolgente. Mi disse qualche tempo dopo che ebbe una sensazione di sdoppiamento, come se in sogno vedesse se stessa fare delle cose ma la sua mente fosse esterna al corpo. Io dovevo venire, ero troppo teso ed eccitato, mi slacciai con una mano, afferrai il mio cazzo e le dissi che se non mi aiutava lei avrei fatto tutto da solo perché non ce la facevo più. Si voltò e mentre mi tiravo il cazzo con frenesia, tra i nostri corpi quasi attaccati e in piedi davanti allo specchio lei non riuscì a dire niente: vedeva il cazzo duro di un uomo dopo chissà quanti anni e non so se avesse voglia di toccarlo o meno. Certo io avrei voluto mi aiutasse a finire l’opera e le presi una mano, ma la ritirò; allora insistetti a segarmi sempre più convinto, la cappella le toccava la pancia e lo sguardo era basso; quando sentii di venire le dissi con frenesia: “inginocchiati!” spingendola giù con una mano sulla spalla, ma lei si tenne in piedi biascicando un “no, no” lamentoso e allora le venni sulla pancia inondando la mia mano e baciandole velocemente tutta la faccia e le labbra. Lei lasciò sfogare il mio orgasmo, poi senza dire una parola si voltò, si chiuse la porta dello sgabuzzino alle spalle e andò in bagno. Dal bagno mi urlò:”Vattene, vatteneeeee, nun te fa vedè cchiù”. Piangeva.
Questo articolo è stato scritto da: newgitre
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